RECENSIONE ESCLUSIVA DI UNA NOTA ANCORA DIRETTO DA SIMONE OLLINO
"Un corto sulla guerra, ricco di tensione e atmosfere cupe"
VOTO 5/5
TITOLO INGLESE: ONE MORE NOTE
Genere drammatico - ITA, 2025, durata 16 minuti.
CAST:
Regia di SIMONE OLLINO. Prodotto da Canova Production
Soggetto di FEDERICO GIARDINA
Post Produzione di Prism Studio Produzioni e Jessica Beltramello.
Con: Andrea Onori, Angelo Ventura, Leonardo Fiori e Asia Morellini.
Lingua: Italiano, inglese
In Uscita nel 2026
SINOSSI:
In un contesto di guerra imminente, Roman, un musicista sordo-muto, segnato dalla morte della moglie, trova nella musica l’unica via di sollievo. Mentre suona il suo violoncello, tenta disperatamente di completare una melodia che rappresenta un ultimo omaggio alla compagna perduta.
Nel frattempo, sua figlia Nadia, travolta dalla paura e dalla necessità di scappare, si prepara a lasciare la casa, cercando di proteggere se stessa e suo figlio.
Nonostante le suppliche di Nadia e l’urgenza della situazione, Roman resta immobile, concentrato sulla sua musica. L’arrivo dei soldati segna la fine di ogni
speranza: i militari distruggono la casa e, nonostante le violenze che lo circondano, Roman continua a suonare, incapace di completare la sua melodia. Quando uno
dei soldati lo uccide, il sangue che scorre sullo spartito segna simbolicamente la conclusione della sua sinfonia.
Nel quartiere, un pallone di bambino rotola giù per una scalinata, simbolo della purezza distrutta dalla guerra.
Una Nota Ancora è un cortometraggio che dimostra come la forza del cinema non risieda necessariamente nella complessità della sceneggiatura, ma nella capacità di trasformare ogni elemento tecnico in linguaggio espressivo. È un lavoro che trova la sua identità soprattutto nella messa in scena e nelle scelte visive, costruendo un racconto che vive di atmosfera, tensione e sensibilità formale.
L’aspetto più sorprendente è senza dubbio il lavoro sul colore. La palette cromatica riesce a compiere un’operazione tutt’altro che scontata: elevare una scenografia apparentemente povera, caratterizzata da toni marroni, legnosi e piuttosto essenziali. Quello che sulla carta poteva risultare piatto o poco incisivo, sullo schermo acquista profondità e valore estetico, restituendo un’immagine curata e autenticamente cinematografica.
Il colore, infatti, non si limita a definire l’estetica, ma contribuisce attivamente alla costruzione della tensione. Le tonalità, i contrasti e le ombre accompagnano lo stato emotivo dei personaggi e dello spazio, rendendo percepibile un senso di attesa e inquietudine che cresce progressivamente. È un lavoro sottile ma efficace, che dimostra attenzione e sensibilità nella post-produzione. L'ambientazione cupa, con la luce fredda della finestra, che la rende protagonista è un tocco di simbolismo cinematografico, alquanto azzeccato.
Il corto si regge in gran parte sul montaggio, che rappresenta il vero motore del racconto. La sceneggiatura è volutamente essenziale, ridotta all’osso, e lascia spazio a un linguaggio fatto di immagini, movimenti e ritmo. Una scelta rischiosa, perché può facilmente scivolare nella lentezza o nella ripetizione. Qui, invece, il montaggio riesce a mantenere viva l’attenzione, costruendo una narrazione dinamica e coerente. I tagli, le alternanze e i tempi sono gestiti con intelligenza, evitando cali e sostenendo la tensione fino alla fine.
Sul piano attoriale, il corto offre interpretazioni solide e convincenti. Andrea Onori, nel ruolo di Roman, si confronta con una sfida complessa: interpretare un personaggio sordo-muto, privo quindi di uno degli strumenti espressivi principali, la parola. La sua performance è intensa e credibile, costruita attraverso lo sguardo, la gestualità e la presenza fisica. Riesce a trasmettere il peso emotivo del personaggio senza bisogno di dialoghi, mantenendo sempre un forte coinvolgimento.
Altrettanto efficaci risultano Angelo Ventura e Leonardo Fiori nei ruoli dei soldati. Le loro interpretazioni sono carismatiche e incisive: entrano in scena con energia e riescono a imporsi visivamente, dando spessore ai momenti in cui compaiono. La loro presenza contribuisce a rafforzare il senso di minaccia e a rendere più concreta la tensione narrativa.
È un lavoro che punta sulla costruzione visiva e sul montaggio per raccontare, dimostrando che anche con una struttura narrativa essenziale è possibile ottenere un risultato forte e coinvolgente.
Non è un corto che si affida alle parole, ma alle immagini, ai silenzi e al ritmo. E proprio in questa scelta trova la sua identità più autentica.
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