RECENSIONE DI “CI AVETE ABBANDONATI” DI GIUSEPPE PULLO E MARTIN DI LUCIA
“Un racconto generazionale intimo e autentico, capace di trasformare l’Alta Irpinia in protagonista. Fotografia, musica e interpretazioni danno forza a una storia che merita di essere conosciuta.”
VOTO 4/5
02 Settembre 2026
Regia di Giuseppe Pullo e Martin Di Lucia.
Un progetto di Hirpinia Film Lab, prodotto da Frame Production – Luca Antonio Castelluccio e Info Irpinia APS.
Sceneggiatura di Giuseppe Pullo, Martin Di Lucia e Sara Gatta. Direzione creativa di Giuseppe Pullo, montaggio di Martin Di Lucia. La fotografia: Gerardo Frino e Luca Antonio Castelluccio, musiche: di Soccorso Valente, Nicola Mautone e Alessia Rese.
Cast: Federico Pullo, interprete di Federico.
Genere: Drammatico / Coming-of-age
Formato: Mediometraggio
Anno: 2026
Paese: Italia
Lingua: Italiano
Girato in diversi comuni dell’Alta Irpinia, tra cui Lioni, Montella, Castelfranci, Caposele, Sant’Angelo dei Lombardi, Torella dei Lombardi e Morra De Sanctis.
SINOSSI
Federico è un giovane dell’Alta Irpinia che, come molti suoi coetanei, cerca di immaginare il proprio futuro in un territorio al quale è profondamente legato ma che sembra offrire sempre meno possibilità.
Tra amicizie, famiglia e luoghi conosciuti da sempre, il ragazzo si confronta con lo scetticismo di chi lo circonda e con un interrogativo destinato a coinvolgere un’intera generazione: restare e provare a costruire qualcosa nella propria terra oppure partire per inseguire altrove i propri sogni?
Il suo percorso individuale diventa così il punto di partenza per un racconto più ampio sull’identità, sulla memoria, sullo spopolamento e sul futuro dell’Alta Irpinia.
Ci avete abbandonati nasce da un progetto particolare, che prima ancora di essere cinematografico possiede una forte identità territoriale. Il film è infatti il risultato di un percorso di formazione che ha coinvolto oltre cento giovani dell’Alta Irpinia e proprio questo rapporto diretto con i luoghi raccontati rappresenta uno degli elementi più interessanti dell'opera.
Giuseppe Pullo e Martin Di Lucia scelgono di raccontare una generazione attraverso Federico, un ragazzo sospeso fra il desiderio di costruirsi una vita nel luogo in cui è cresciuto e la sensazione che, per riuscire davvero a realizzare le proprie aspirazioni, possa essere necessario abbandonarlo.
Il film trova uno dei suoi maggiori punti di forza nella fotografia di Gerardo Frino e Luca Antonio Castelluccio. L’Alta Irpinia non viene utilizzata semplicemente come sfondo, ma acquisisce progressivamente il peso di un vero personaggio. Paesi, strade, paesaggi e spazi quotidiani restituiscono visivamente quella combinazione di appartenenza e immobilità che accompagna Federico durante il suo percorso.
Molto riuscito anche il comparto musicale. Le musiche di Soccorso Valente, Nicola Mautone e Alessia Rese accompagnano con sensibilità le immagini senza sovrastarle, contribuendo soprattutto nei momenti più contemplativi a costruire l'identità emotiva del racconto.
Convincente anche il lavoro degli interpreti, a partire da Federico Pullo, che restituisce al protagonista una naturalezza particolarmente adatta al tono scelto dai registi. È proprio la sensazione di trovarsi davanti a persone e situazioni profondamente legate al territorio a dare autenticità al mediometraggio.
La sceneggiatura sceglie invece una struttura piuttosto essenziale e lineare. Alcuni passaggi avrebbero potuto beneficiare di un maggiore approfondimento narrativo e di conflitti più sviluppati, mentre il ritmo, soprattutto nella parte centrale, tende talvolta a diventare molto contemplativo. Sono caratteristiche che possono rendere il film meno immediato per chi cerca una narrazione più serrata, ma che risultano in parte coerenti con la dimensione intima e riflessiva dell'opera.
Ed è soprattutto quando lascia parlare immagini, volti, musica e territorio che Ci avete abbandonati trova la propria voce migliore.
Al di là dei suoi inevitabili margini di crescita, il risultato possiede infatti qualcosa che non sempre è scontato trovare in questi progetti: un'identità precisa e una ragione concreta per essere stato realizzato. Non racconta genericamente la difficoltà dei giovani, ma prova a fotografare una condizione specifica, quella di chi ama profondamente il luogo da cui proviene mentre contemporaneamente si domanda se quel luogo gli permetterà di avere un futuro.
Un'opera sincera, visivamente curata e sostenuta da ottime musiche e valide interpretazioni, che affronta un tema importante senza trasformarlo in uno slogan. Ci avete abbandonati è quindi un progetto che merita sicuramente di essere conosciuto, approfondito e accompagnato nel suo percorso distributivo e festivaliero.
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