SGARBISTAN IL DOCUMENTARIO SU VITTORIO SGARBI: LA RECENSIONE
"A dieci anni dall’uscita, Sgarbistan torna in streaming. Il documentario di
Maria Elisabetta Marelli su Vittorio Sgarbi arriva sulle piattaforme digitali"
VOTO 5/5
26 Gennaio 2026
TITOLO: Sgarbistan, Documentario, ITA 2015
REGIA: Maria Elisabetta Marelli
SINOSSI
È una mattina qualsiasi, Sgarbi esce da un albergo di Milano. Da quel
momento la telecamera di Marelli non lo abbandona. Lo accompagna nei movimenti, nelle conversazioni, negli incontri formali e informali, nelle case d’artista, negli spazi sacri, nelle stanze trasformate in archivi viventi della bellezza. Il film osserva l’uomo oltre la figura pubblica: la velocità del pensiero, la lucidità critica, l’energia impetuosa, la capacità di leggere con precisione il mondo.
Il risultato è un ritratto che sfugge alla narrazione tradizionale e si
avvicina a un diario in presa diretta, con una qualità quasi felliniana
nell’alternanza fra caos, intimità e rivelazione di un uomo e di un’Italia
nella fragilità delle sue contraddizioni.
Sgarbistan, diretto da Maria Elisabetta Marelli, è un documentario di osservazione radicale che sceglie di raccontare Vittorio Sgarbi attraverso il tempo, la continuità e l’adesione totale alla sua quotidianità.
Per trentasette giorni, distribuiti nell’arco di tre mesi, la regista segue Sgarbi senza filtri, senza interviste strutturate e senza un impianto narrativo tradizionale, accumulando oltre 190 ore di materiale poi condensate in 75 minuti di film.
Il risultato è un ritratto che sfugge alle categorie classiche del documentario biografico. Sgarbistan non costruisce un personaggio e non cerca una tesi da dimostrare: osserva. La macchina da presa accompagna Sgarbi nei suoi spostamenti continui, tra mostre, chiese, conferenze, studi televisivi, alberghi, case private e momenti di vita quotidiana, restituendo la percezione di un’esistenza vissuta in uno stato di moto perpetuo.
Il film mette in primo piano la passione assoluta e totalizzante di Sgarbi per l’arte, che emerge come elemento centrale e strutturante della sua identità. L’arte non è rappresentata come ambito professionale o culturale separato, ma come forza vitale che attraversa ogni gesto, conversazione e relazione. In questo senso, il documentario restituisce umanità a una figura pubblica spesso percepita esclusivamente attraverso il conflitto mediatico e la provocazione.
L’approccio registico è rigorosamente non giudicante. Marelli adotta uno sguardo continuo e coerente, rinunciando a commenti esterni, spiegazioni o mediazioni critiche. Questa scelta permette allo spettatore di confrontarsi direttamente con la complessità del soggetto, cogliendone tanto l’energia intellettuale quanto le contraddizioni caratteriali. Il montaggio, rapido e frammentato, riflette il ritmo della vita di Sgarbi e ne diventa parte integrante, trasformando la struttura del film in un’estensione del suo protagonista.
Sgarbistan si configura così come un’opera ibrida: a metà tra diario filmato, documentario docu-realistico e ritratto antropologico. Non mira all’agiografia né alla critica esplicita, ma alla restituzione di un’esperienza. Il film mostra come la dimensione pubblica e quella privata di Sgarbi siano profondamente intrecciate, fino a rendere difficile individuare un confine netto tra vita, arte e rappresentazione.
A distanza di anni dalla sua realizzazione, Sgarbistan conserva una forte attualità proprio per il suo metodo: affidare al tempo, alla durata e allo sguardo continuo il compito di raccontare una figura complessa senza semplificarla. Ne emerge un documento intenso, coerente e immersivo, capace di offrire uno sguardo approfondito su un intellettuale controverso, mettendo al centro la sua profonda stima e dedizione per l’arte come chiave di lettura principale.
Un documentario che sceglie la neutralità dello sguardo come atto di fiducia nello spettatore, e che proprio per questo risulta completo, solido e di grande interesse.
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